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La sfida del lavoro. Cosa non torna nei conti tra Alfano e Renzi
Il decreto lavoro, dopo essere stato parzialmente emendato il commissione, approda oggi in aula a Montecitorio e crea malumori nella maggioranza di governo. Al termine di un vertice di maggioranza a palazzo Chigi, il capogruppo del Partito democratico alla Camera, Roberto Speranza, ha dichiarato che il governo porrà la fiducia sul cosiddetto Jobs Act. Non è bastato quindi il nulla osta del ministro dell'Economia, Carlo Padoan, al testo di legge che, tra gli altri provvedimenti, prevede una riduzione del numero massimo di rinnovi dei contratti a termine (da 8 a 5 volte in 36 mesi). Leggi anche Jobs Act, ecco come cambia il testo in discussione alla Camera - Matteo il blairiano alla prova lavoro
14 AGO 20

Il decreto lavoro, dopo essere stato parzialmente emendato il commissione, approda oggi in aula a Montecitorio e crea malumori nella maggioranza di governo. Al termine di un vertice di maggioranza a palazzo Chigi, il capogruppo del Partito democratico alla Camera, Roberto Speranza, ha dichiarato che il governo porrà la fiducia sul cosiddetto Jobs Act. Non è bastato quindi il nulla osta del ministro dell'Economia, Carlo Padoan, al testo di legge che, tra gli altri provvedimenti, prevede una riduzione del numero massimo di rinnovi dei contratti a termine (da 8 a 5 volte in 36 mesi).
"Al momento non c'è l'accordo", aveva dichiarato stamattina l'esponente del Nuovo centrodestra, Fabrizio Cicchitto. "E' un passo avanti rispetto alla riforma Fornero ma la proposta era migliore prima del passaggio in commissione", ha commentato a Coffee Break.
La commissione della Camera ha infatti rivisto alcuni aspetti della riforma proposta dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, rendendo più soft l'accento dato alla flessibilità del rapporto tra datore di lavoro e dipendente. In tal modo, sono state accolte le posizioni avanzate dal Partito democratico. A pagarne le spese sono stati due alleati del Pd, Nuovo centrodestra, che in commissione non ha votato, e Scelta civica, che ha invece deciso di astenersi.
Sul Jobs Act, però. le crepe interne alla maggioranza hanno indotto il governo a convocare un vertice di maggioranza sul merito del decreto a palazzo Chigi, cercando così di limitare il dissenso. Il Nuovo centrodestra, dopo l'annuncio della fiducia posta dal governo, deve quindi adeguarsi agli emendamenti approvati in commissione. Voterà la fiducia, quindi, il partito di Alfano che annuncia che darà battaglia in Senato.
L'Ncd chiede, per voce del capogruppo al Senato, Maurizio Sacconi, il "ripristino sostanziale delle semplificazioni ai contratti a termine e di apprendistato, essenziali a incoraggiare la maggiore occupazione". "Le rigidità riproposte dagli emendamenti Pd - sottolinea ancora Sacconi - avrebbero l'effetto di inibire l'uso di quei contratti di apprendistato che pure rimangono il miglior modo con cui i giovani possono entrare nel mercato del lavoro".
Ma lo stop al governo è intimato da altri esponenti di primo piano del partito di Alfano: da Roberto Formigoni che definisce "invotabile" il testo presentato in aula con gli emendamenti del Pd, fino a Nunzia De Girolamo secondo cui "solo un accordo nella maggioranza può consentire l'ulteriore iter del provvedimento". Per Forza Italia "la maggioranza è allo sbando" e il capogruppo a Montecitorio, Renato Brunetta, chiede che "si torni all'impianto originario" del provvedimento.
Sul decreto è intervenuto in mattinata il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che ha difeso il provvedimento voluto dal governo: dalla riforma Fornero "le condizioni recessive sono peggiorate - ha detto - c'è una ripresa ancora fragile, anche se positiva, e questo stenta a tradursi in occupazione. Una riforma come quella presentata dal governo e portata avanti da Poletti accelera il beneficio in
termini di occupazione della ripresa che si sta consolidando".
Secondo l'inquilino di via XX Settembre con la riforma del mercato del lavoro cambierà il meccanismo di allocazione delle risorse anche per gli ammortizzatori. "Si tratta", ha aggiunto, "di cambiare il meccanismo attraverso cui si offre sostegno ai lavoratori". I soldi per rifinanziare gli ammortizzatori comunque, assicura Padoan, "li troviamo".
Padoan ha replicato in maniera netta anche alle critiche dell'Abi sull'aumento della tassazione nei confronti delle banche, sottolineando che si tratta di un aumento che "andava operato. Sono convinto che le banche faranno il loro mestiere, che è dare credito all'economia, cosa che è nel loro interesse perché così fanno profitti e se l'economia riprende anche le banche ne beneficeranno".
"Al momento non c'è l'accordo", aveva dichiarato stamattina l'esponente del Nuovo centrodestra, Fabrizio Cicchitto. "E' un passo avanti rispetto alla riforma Fornero ma la proposta era migliore prima del passaggio in commissione", ha commentato a Coffee Break.
La commissione della Camera ha infatti rivisto alcuni aspetti della riforma proposta dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, rendendo più soft l'accento dato alla flessibilità del rapporto tra datore di lavoro e dipendente. In tal modo, sono state accolte le posizioni avanzate dal Partito democratico. A pagarne le spese sono stati due alleati del Pd, Nuovo centrodestra, che in commissione non ha votato, e Scelta civica, che ha invece deciso di astenersi.
Sul Jobs Act, però. le crepe interne alla maggioranza hanno indotto il governo a convocare un vertice di maggioranza sul merito del decreto a palazzo Chigi, cercando così di limitare il dissenso. Il Nuovo centrodestra, dopo l'annuncio della fiducia posta dal governo, deve quindi adeguarsi agli emendamenti approvati in commissione. Voterà la fiducia, quindi, il partito di Alfano che annuncia che darà battaglia in Senato.
L'Ncd chiede, per voce del capogruppo al Senato, Maurizio Sacconi, il "ripristino sostanziale delle semplificazioni ai contratti a termine e di apprendistato, essenziali a incoraggiare la maggiore occupazione". "Le rigidità riproposte dagli emendamenti Pd - sottolinea ancora Sacconi - avrebbero l'effetto di inibire l'uso di quei contratti di apprendistato che pure rimangono il miglior modo con cui i giovani possono entrare nel mercato del lavoro".
Ma lo stop al governo è intimato da altri esponenti di primo piano del partito di Alfano: da Roberto Formigoni che definisce "invotabile" il testo presentato in aula con gli emendamenti del Pd, fino a Nunzia De Girolamo secondo cui "solo un accordo nella maggioranza può consentire l'ulteriore iter del provvedimento". Per Forza Italia "la maggioranza è allo sbando" e il capogruppo a Montecitorio, Renato Brunetta, chiede che "si torni all'impianto originario" del provvedimento.
Sul decreto è intervenuto in mattinata il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che ha difeso il provvedimento voluto dal governo: dalla riforma Fornero "le condizioni recessive sono peggiorate - ha detto - c'è una ripresa ancora fragile, anche se positiva, e questo stenta a tradursi in occupazione. Una riforma come quella presentata dal governo e portata avanti da Poletti accelera il beneficio in
termini di occupazione della ripresa che si sta consolidando".
Secondo l'inquilino di via XX Settembre con la riforma del mercato del lavoro cambierà il meccanismo di allocazione delle risorse anche per gli ammortizzatori. "Si tratta", ha aggiunto, "di cambiare il meccanismo attraverso cui si offre sostegno ai lavoratori". I soldi per rifinanziare gli ammortizzatori comunque, assicura Padoan, "li troviamo".
Padoan ha replicato in maniera netta anche alle critiche dell'Abi sull'aumento della tassazione nei confronti delle banche, sottolineando che si tratta di un aumento che "andava operato. Sono convinto che le banche faranno il loro mestiere, che è dare credito all'economia, cosa che è nel loro interesse perché così fanno profitti e se l'economia riprende anche le banche ne beneficeranno".